A volte la vita ci mette davanti a momenti in cui ogni certezza vacilla: il lavoro che non dà sicurezza, le relazioni che deludono, la famiglia che non comprende. In questi spazi vuoti, ci si sente isolate, fragili, disorientate. Eppure è proprio lì, nella solitudine più profonda, che può nascere una rinascita.
Oggi voglio condividere con voi una lettura davvero speciale: Un passo avanti e poi un altro di Eleonora Ippolito.
Tra le sue pagine ho ritrovato temi attuali e urgenti, verità messe a nudo senza filtri, raccontate attraverso la storia della protagonista. Ma soprattutto ho trovato coraggio: quello che spinge ad andare avanti, a non accontentarsi, a salvarsi da sole quando sembra che nessun altro possa farlo.
Scopriamo insieme Un passo avanti e poi un altro
Laura ha trentadue anni, è precaria, sola e profondamente sognatrice. Dopo una serie di relazioni finite male, un passato familiare complicato e amicizie che l’hanno delusa, decide di riprendere in mano la propria vita. Si trasferisce in un monolocale e prova a ricostruirsi passo dopo passo, affrontando ricordi dolorosi, ostacoli quotidiani e situazioni di precarietà.
Durante questo percorso, Laura incontra persone che le apriranno nuovi orizzonti: un’amicizia vera e inaspettata e un amore delicato e sincero, che le mostrano come la fiducia e la felicità possano rinascere anche dopo le cadute più dure.
Tra introspezione, difficoltà e rinascite, Laura impara a difendersi dalle dinamiche tossiche e a inseguire i propri sogni, un passo alla volta.

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Un passo avanti e poi un altro è una storia che parla di coraggio, di resilienza, di amore che arriva all’improvviso, e di una forza interiore che spesso non sappiamo di avere.
Ho conosciuto Eleonora Ippolito su Instagram, un mondo per me relativamente nuovo, al quale mi sono avvicinata nel percorso di promozione del mio romanzo. Non avrei mai immaginato che in lei avrei trovato molto più di una collega: una sostenitrice sincera, una persona profondamente umana, capace di riversare nei suoi scritti una sensibilità autentica e mai artificiosa.
Il primo testo di Eleonora che ho letto è stato proprio un post, in cui ha condiviso il racconto breve “Danzo“, (presente nelle antologie Dance with me – Concorso letterario Il Salmastro 2015).
È stato amore a prima vista. La sua bella scrittura mi ha conquistata per l’energia dirompente e la capacità di parlare delle donne e alle donne con una profondità rara, senza filtri né compiacimenti.
“Danzo”, è stato solo l’inizio di una scoperta, che trova nei suoi romanzi, la sua naturale continuità: una scrittura che accoglie, sostiene e racconta l’universo femminile con rispetto, coraggio e verità.
In questo dialogo con l’autrice, esploriamo come si possa andare avanti, un passo alla volta, anche quando tutto sembra perduto, e perché la solitudine possa diventare non un rifugio, ma un atto di liberazione.
Il Salotto del tè: ospite Eleonora Ippolito
Un passo avanti e poi un altro dà l’impressione di essere un romanzo nato da un’urgenza profonda, quasi emotiva. In che modo è nata questa storia e che rapporto ha avuto il tuo vissuto personale con la sua scrittura?
Innanzitutto ti ringrazio infinitamente, Violetta, per il prezioso spazio che mi stai dedicando su questo tuo bellissimo blog! ❤
Hai avuto un’impressione del tutto corretta: “Un passo avanti e poi un altro” è nato proprio da un’urgenza profonda di raccontare, di elaborare traumi e di scrivere una storia che rappresentasse quello che ero stata fino a quel momento, in modo da liberarmene per poter andare avanti.
È stato il primo romanzo che ho avuto il coraggio di far pubblicare (era il 2019!) e sono molto legata a Laura, la protagonista. C’è molto di me, in questa storia, c’è molto del mio vissuto e dei miei pensieri. Non è un romanzo autobiografico, sia chiaro, ma molte
situazioni le ho vissute sulla mia pelle e, purtroppo, continuo a viverle ogni giorno perché, nonostante il mio andare avanti un passo alla volta, la mia storia è andata in modo diverso. Diciamo che per fortuna Laura è riuscita a cavarsela meglio di me, ecco!
Laura è una protagonista che sceglie la solitudine invece del compromesso, anche quando questo la espone al dolore. Come si impara a stare sole senza sentirsi perse?
Si impara, secondo me, traendo la propria forza da un pensiero incisivo: quel compromesso, molto spesso, diventa alla fine annullamento di sé e si finisce con l’accontentarsi di situazioni che fanno comunque sentire sole. E sentirsi soli anche quando non è così è una delle condizioni peggiori, a mio avviso.
Ora, la domanda da farsi è: meglio infelici ma liberi o infelici ma prigionieri di una vita che senti non appartenerti del tutto o che ti sta stretta? Alla fine ci si sente spaesati comunque, ma da soli si ha almeno la speranza che in futuro le cose possano migliorare e cambiare. Il pensiero di Laura potrebbe essere riassunto più o meno così.
Molti lettori hanno parlato di una protagonista fragile ma allo stesso tempo estremamente determinata. Quanto era importante per te raccontare una forza che convive con la vulnerabilità, senza negarla o mascherarla?
Diciamo che non ho mai avuto simpatia per protagoniste troppo sicure di sé e/o troppo perfette. Mi piace da sempre leggere e scrivere di protagoniste che non nascondono le proprie fragilità e imperfezioni ma che, nonostante queste, nonostante siano consapevoli di avere tanti limiti, decidano comunque di affrontare le difficoltà e gli ostacoli della vita a testa alta.
In fondo, quante di noi possono davvero definirsi perfette? Nella vita vera siamo tutte/tutti un po’ fragili – vasi di cristallo in un mondo fatto d’acciaio –, e nei miei romanzi cerco sempre di raccontare storie di personaggi che, nonostante la paura e le ferite della vita, vanno avanti. E voglio in tal modo dare speranza alle lettrici/ai lettori, sperando che si sentano meno soli e che traggano un po’ di coraggio da tutto questo.
Nel romanzo emergono rapporti familiari complessi, relazioni sentimentali tossiche e dinamiche lavorative oppressive. Quanto pensi che queste forme di “violenza invisibile” siano ancora normalizzate nella nostra società?
Purtroppo in alcuni contesti sono ancora cose del tutto normalizzate e molti di noi sono costrette a viverle ogni giorno. Negli ultimi anni, però, forse qualcosa sta cambiando: le coscienze si sono finalmente svegliate e si ha maggiore consapevolezza e sensibilità verso certe tematiche. Non credo sia solo una questione generazionale, forse la radice di tutto è culturale. Una cultura tossica, fatta di sfruttamento e arroganza, che io spero prima o poi svanisca. La mentalità per fortuna sta cambiando, dicevo, e io auspico che si evolva in meglio, anche per il bene delle future generazioni.
Un passo avanti e poi un altro viene spesso percepito come un romanzo generazionale, soprattutto da chi si muove tra precarietà lavorativa, delusioni affettive e aspettative sociali.
Ti interessava raccontare una storia individuale o dare voce a un disagio più collettivo?
Mi interessava dare voce a un disagio più collettivo: Laura è il simbolo della donna precaria, sfruttata da una società che pretende tanto ma che in cambio non è in grado di dare nulla, circondata tra l’altro da un contesto affettivo e relazionale che non è in grado di sostenerla e che le ha provocato solo profondi traumi. Traumi che l’hanno cambiata per sempre e che l’hanno resa quella che è.
Volevo parlare di questo: di quello che molte di noi millennials dobbiamo affrontare ogni giorno. Volevo dare voce ai problemi di una generazione che non ha mai avuto troppa voce in capitolo ma alla quale oggi si chiede beffardamente un conto salato, fingendo che certi problemi (lavorativi, sociali, affettivi, economici) non ci siano.
L’amore, quando arriva, lo fa in modo graduale e non risolutivo.
Che idea di amore volevi esplorare in un percorso di rinascita personale come quello di Laura?
Volevo raccontare di un amore tra due persone purtroppo ferite profondamente dalla vita, due anime affini che devono pian piano imparare a conoscersi. Si tratta di due persone ormai adulte che hanno storie importanti fallite alle spalle ma che hanno comunque deciso di rimettersi in gioco.
Volevo raccontare di quanto è difficile innamorarsi, dopo certe esperienze, di quanto è complicato tornare a fidarsi perché, si sa, l’amore, dopo una certa età, non è più lo stesso di quello spensierato dell’età adolescenziale. Da adulta/o, solitamente, se decidi di far entrare di nuovo qualcuno nella tua vita, cerchi di farlo nella maniera più cauta possibile.
Il tuo è un libro che “dà coraggio” e invita a non accontentarsi.
Pensi che la letteratura possa ancora essere uno spazio di resistenza emotiva e consapevolezza, soprattutto per le donne?
Sì, lo penso e lo spero. Scrivere è un rifugio, è una fuga dalla realtà esattamente come leggere. I libri, l’inchiostro, mi hanno salvata e continuano ogni giorno a salvarmi la vita, e io non smetterò mai di essere grata per questo. La speranza è che la letteratura possa smuovere le coscienze, possa far sentire meno sole quelle donne che non riescono ad adattarsi a una realtà mai facile, aiutandole in tal modo a riflettere, a resistere, anche a ribellarsi, se necessario.
E soprattutto a fare squadra, perché se il cambiamento di atteggiamento e mentalità non arriva prima da noi donne, non ci sarà mai un mutamento culturale radicale, utile a raggiungere una effettiva parità di genere. E la letteratura, in questo, può avere un gran bel ruolo!
Il titolo suggerisce un cambiamento lento, fatto di tentativi e piccoli passi.
Cosa significa, per te, andare avanti quando non ci sono certezze né punti di riferimento solidi?
Non lo nasconderò: talvolta significa sopravvivere, andare a tentoni perché è l’unica cosa che si può fare in certe situazioni disperate. Ma muoversi, anche lentamente, anche a piccoli passi, anche quando tutto sembra crollare, è sempre meglio di restare fermi e immobili, lasciandosi travolgere dagli eventi e dallo sconforto. L’importante è camminare, secondo me, resistere e non lasciarsi bloccare del tutto dalle avversità, oppure allontanarsi da ciò che ci fa star male. L’importante è reagire al meglio delle proprie possibilità.
Prima o poi i punti di riferimento torneranno, le certezze rifioriranno. Un po’ come è successo a Laura e un po’ come auguro accada a tutte e tutti coloro che, in questo momento, si sentono spaesati. Ho un messaggio per voi: non siete soli, e siete più forti di quanto credete. Andate avanti, un passo dopo l’altro.
Ringrazio infinitamente chi ha letto fin qui questa mia intervista e ringrazio ancora di cuore Violetta per avermi concesso il suo tempo prezioso. Grazie a tutte e tutti e… buone letture!
Grazie a te, Eleonora,
per aver condiviso con noi emozioni così profonde. Un passo avanti e poi un altro è un romanzo meraviglioso, che ci da speranza e che ci ricorda come anche nei momenti in cui ci si sente sole, deluse o smarrite, non si è mai davvero perse.
Sì, salvarsi da sole è possibile.
Chi ha un sogno, chi sceglie di lottare per se stessa e non si piega alle imposizioni altrui, trova sempre un modo per rimettersi in cammino e ritrovare la propria felicità.
Con affetto,
VIOLETTA AVRIL 💜

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