romance per ragazze: le cronache del conte maldestro Viola Ashmore

L’Amore in ogni declinazione: conversazione con Viola Ashmore su Le cronache del Conte Maldestro

Come scrittrice e grande amante del romance storico, sono sempre curiosa di scoprire quei romanzi di cui si parla con entusiasmo crescente. È con questo spirito che mi sono avvicinata a Le cronache del Conte Maldestro di Viola Ashmore, e devo ammettere che la lettura mi ha sinceramente sorpresa.

Non solo per la corposità del romanzo, così inusuale, ma perché Ashmore riesce a costruire un genere del tutto personale, lontano dalle classiche dinamiche regency a cui siamo spesso abituati. Il suo è uno storico che osa, gioca con i registri e crea qualcosa di nuovo, sia nello stile che nel racconto, pur restando profondamente legato alle emozioni.

Scopriamo insieme Le cronache del Conte Maldestro

Londra, 1816.
Alexander Sterling, Conte di St. Clair, è convinto che accompagnare la sorella durante la Stagione mondana sia poco più di un obbligo da fratello maggiore: qualche ballo, qualche presentazione e nulla di più ma si sbaglia clamorosamente.

Complice una schiera di fratelli fin troppo intraprendenti, una serie di incidenti poco eleganti e un giornale scandalistico che lo incorona con il poco lusinghiero soprannome di “Il Conte Maldestro”, Alexander si ritrova suo malgrado al centro dell’attenzione del Ton.

Ma i pettegolezzi e le avventure sono solo l’inizio. Un nobile scompare nel nulla. Si parla di tradimento. E le indagini conducono pericolosamente vicino alla famiglia Sterling.

Mentre l’alta società si divide tra balli sfarzosi, salottini maliziosi e scandali sussurrati, Alexander e i suoi fratelli dovranno scoprire la verità senza perdere il controllo… e senza lasciare che qualcuno approfitti della situazione per sistemargli un matrimonio indesiderato.

E se, tra intrighi, fughe strategiche e colpi di scena, dovessero affiorare anche sentimenti inattesi… beh, forse nemmeno il Conte Maldestro potrà evitarli.

Le cronache del Conte Maldestro è un mystery romance brillante e fuori dagli schemi, che conquista fin dalle prime pagine grazie a dialoghi frizzanti, umorismo raffinato e un cast corale che sembra muoversi come su un palcoscenico teatrale. Battibecchi, frecciatine, momenti di grande tenerezza: il tono è leggero ma mai superficiale, capace di alternare con naturalezza il sorriso alla tensione.

Al centro del romanzo troviamo la famiglia Sterling, una banda di fratelli irrequieti, ironici e pronti a cacciarsi in avventure tanto esilaranti quanto pericolose. Ognuno di loro ha una personalità ben definita: il ribelle, il brillante, l’intraprendente, il leale, ma ciò che li unisce è un legame profondo fatto di lealtà, protezione reciproca e sostegno incondizionato.

È proprio questa dimensione familiare a rendere la storia sorprendentemente calda e avvolgente. In alcuni passaggi mi ha ricordato l’unione intensa e solidale della famiglia Piccole Donne, ma declinata in una veste del tutto originale, più ironica, più audace e moderna.

Ci sono romanzi che intrattengono, e romanzi che riescono a fare molto di più. Le cronache del Conte Maldestro appartiene decisamente alla seconda categoria. Un regency romance che gioca con i cliché del genere per poi ribaltarli, che fa a tratti sorridere ma lascia spazio a riflessioni profonde, e soprattutto una storia che mette al centro la famiglia, la lealtà e l’amore come scelta consapevole.

Ho voluto parlarne direttamente con Viola Ashmore, per capire come nasce questo equilibrio delicato tra ironia e sostanza.

Un romance per ragazze: Le cronache del conte maldestro di Viola Ashmore

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Il Salotto del tè: ospite Viola Ashmore


Ciao Viola, sono davvero lieta di ospitarti nel mio salotto. Ti va di raccontarci qualcosa di te, che vorresti far conoscere ai tuoi lettori, un dietro le quinte?

Ciao Violetta, abbiamo dei nomi simili :), intanto volevo ringraziarti per questo grande onore e privilegio che mi dai di essere qui nel tuo salotto. Ti ringrazio di cuore e farò del mio meglio per ripagarti di questa bellissima ospitalità.

Sono una ragazza di Roma che ama tantissimo leggere e questo mi ha portata a scrivere romanzi che avrei tanto voluto trovare nelle librerie. Le mie storie le ho sempre viste come delle “antagoniste” verso quelle che vanno tanto in voga. Questo perché, ogni volta che leggevo qualcosa che non mi piaceva, pensavo: “se avessi un personaggio mio, non si farebbe mai trattare così”. E da quel di’ ho scritto diversi romanzi. Inoltre mi piace tanto giocare con i miei pregi e difetti o i cliché. In fin dei conti scrivere è come domandarsi “e se…” finché non ci costruisci intorno tutta la storia.

Il genere regency romance oggi è fortemente codificato. Quali cliché hai scelto di conservare per dare al lettore quel senso di familiarità, e quali invece ti interessava scardinare con Le cronache del Conte Maldestro?

Non potendo cambiare gli usi e i costumi di quell’epoca, ho giocato con le regole, prendendomi un po’ gioco di loro, ma stando attenta a non infrangerle. Per esempio ho scardinato il nobile capofamiglia anaffettivo, che tratta tutti con freddezza, senza tenere conto dei loro sentimenti o peggio, come se fossero pedine.

È una cosa che detesto, per questo ho voluto creare una famiglia completamente all’opposto, dove ci fosse amore e sostegno. Una cosa che mi è stata criticata è che i personaggi soffrono e piangono molto, oltre ad alcune scene di lancio di cibo. (E mi sono resa conto che anche nei giorni nostri ci sono persone che preferiscono tenere di più all’apparenza che alla sostanza).

E non dimentichiamo che a quell’epoca succedeva una cosa che non è cambiata nemmeno nel 2025: escludere le persone perché non dello stesso ceto sociale o guardare gli altri dall’alto al basso. Con gli Sterling, invece, desidero far passare il messaggio che la gentilezza è sempre la scelta migliore.

Il tono del romanzo è ironico, spesso comico, ma sotto la superficie emergono temi profondi legati alla famiglia, alla lealtà e all’amore in tutte le sue forme. Qual è il messaggio emotivo che ti sta più a cuore e che speri resti al lettore una volta chiuso il libro?

Che essere se stessi e restare fermi nei propri valori, anche quando nessun altro lo fa, alla lunga ripaga sempre.

Alexander sbaglia, inciampa, finisce sulle Cronache del Conte Maldestro a lui dedicate: è un eroe vulnerabile, lontano dai canoni tradizionali del romance storico. Che rapporto hai con la vulnerabilità maschile e che tipo di reazioni hai ricevuto dalle lettrici su questo protagonista così diverso dai classici eroi dannati e tormentati?

Come dicevo prima, io stessa ero stanca degli eroi dannati e ho voluto mostrare un altro lato che si vede solo alla fine: i loro sentimenti puri. Perché per essere amati bisogna essere vittime delle frustrazioni degli altri? Anche le lettrici hanno apprezzato tantissimo Alexander per essere imperfetto e non vergognarsi di essere vulnerabile. Questi sono i personaggi con cui si lega di più e in cui ci si rivede.

Nel romanzo ci sono scene forti come Jasper che si lascia espellere da Eton pur di difendere un compagno o Alexander che lotta contra le ingiustizie difendendo donne in difficoltà. Quanto ti interessava portare nella storia temi molto attuali come il bullismo, la difesa dei più deboli e la lotta contro le ingiustizie?

Tantissimo, proprio perché sono attuali. Perché ogni giorno c’è sempre un episodio di violenza e bullismo.
Perché c’è tantissimo egoismo e menefreghismo da far accapponare la pelle. Siccome i romanzi ci lasciano sempre qualcosa, io ho voluto far passare il messaggio che, se invece di restare a guardare, agiamo, le cose potrebbero andare meglio. Ma non solo per gli altri, anche per noi, per diventare persone migliori in una società completamente malata e alla deriva.

Usi tropi amatissimi del romance, come friends to lovers e slow burn, ma con una scelta “no spicy” che rende la storia perfetta anche per lettrici più giovani. Cosa ti piace raccontare dell’amore quando togli la parte esplicita?

Sono una persona all’antica e per me il sesso è una cosa molto intima e privata. Purtroppo molti pensano che il sesso sia una misura di paragone verso il proprio partner, dimenticando tante cose importanti, come il rispetto, la complicità e il desiderio di rendersi felici insieme. Per me l’amore è questo: un gesto dolce verso l’altro, premure, l’esserci davvero e affrontare insieme qualsiasi problema.

Non c’è bisogno del sesso per far emergere una storia d’amore o far sentire la tensione. Con gli Sterling ci sono ben quattro storie d’amore tutte diverse l’una dall’altra, proprio perché mi è piaciuto esplorare modi diversi per far sbocciare questo meraviglioso sentimento.

La famiglia Sterling è un vero cuore narrativo del romanzo. Se dovessi scegliere uno dei fratelli per raccontare il prossimo libro, chi sarebbe e quale tema vorresti esplorare attraverso di lui o lei?

Bella domanda. Non credo che farò un altro romanzo su di loro, perché lo trovo perfetto così com’è, però potrei pensare a Gabriel e sceglierei il tema della collaborazione e sostegno tra marito e moglie.

Molte recensioni parlano di comfort read, di famiglia “trovata” e di un romance che rompe gli schemi. Qual è il commento di un lettore o di una lettrice che ti ha fatto capire di aver centrato davvero il cuore di questa storia?

Ne ho avuti tanti che mi hanno emozionata e quella di una blogger mi ha quasi fatta piangere. Ma sicuramente è quando percepiscono l’amore di questa famiglia che ha per ogni suo componente e del sostegno che non manca mai, nemmeno nelle decisioni più assurde o che fanno male. In fin dei conti questo è un altro aspetto dell’amore.

Anche la tua copertina, che personalemnte trovo bellissima, è una scelta controcorrente, intima e musicale: che storia c’è dietro questa decisione?

Ti ringrazio del complimento, mi ha resa felice. La cover è un tasto dolente perché non sono molto pratica di grafica, ma siccome tutti gli Sterling sono dei musicisti e proprio lei ha un ruolo molto importante nella vita del protagonista, ho voluto usarla come tema generale. Molte persone l’hanno apprezzata e di questo ne sono contenta.

Grazie, Viola,
per averci accompagnati tra le pieghe ironiche e profonde del tuo romanzo, dove l’errore diventa crescita, la fragilità si trasforma in forza e l’amore nasce proprio lì dove nessuno è perfetto.

Le cronache del Conte Maldestro è un rifugio per chi crede ancora nei legami che sostengono, nelle famiglie che si scelgono e nel coraggio silenzioso di restare fedeli a ciò che è giusto, anche quando costa.

Una storia intensa che ho amato e ti farà sentire a casa.

Con affetto,

VIOLETTA AVRIL 💜


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